(0)La mattina che sogno e’ tutta blu, e la passo nel letto.
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Molto spesso mi sento dire dalle persone che assistono ai miei spettacoli: “Philippe, il talento che lei ha è fantastico. È nato con questo talento?” No, non sono nato così. Ma ho lottato e ho imparato. “Si” ribattono, “ma se si vuole diventare il più grande violinista del mondo si deve iniziare a tre anni”.
No, non ci credo. Non credo nell’età. Ho cinquantasette anni, ma mi sento molto giovane; vedo degli adolescenti che sono già morti dentro, mentre ci sono alcuni novantenni ancora giovanissimi.
È stupido credere nell’età. Non c’è bisogno di iniziare a tre o quattro anni. Persino alla mia età potreste svegliarvi una mattina e decidere di voler essere il più grande violinista del mondo. Nel mondo musicale probabilmente vi direbbero che è un’assurdità, ma che cosa fa di un uomo il più grande violinista – o scrittore, o giocoliere – del mondo? Il più grande essere umano nell’arte della vita? Bisogna prendere tutto il proprio essere – e qui sto mescolando di nuovo corpo e mente – e buttarsi nella missione di osare qualcosa.
Facciamo un esempio pratico, quello del violinista. Se a cinquantasette anni vado nella mia cantina, fredda e illuminata solo da una lampadina da quaranta watt, inizio a esercitarmi con il violino e mi piace così tanto da farmi dimenticare del tempo che passa, del bisogno di mangiare, del freddo, della mancanza di luce e delle mie dita che sanguinano, dopo cinque, dieci, vent’anni, una vita, divento il più grande violinista del mondo. Non è questo che ci insegnano a scuola, perché è più facile dire che musicisti si nasce. Ma vi assicuro, perché è la storia della mia vita, che chiunque può guardare qualcosa di incredibile e sognarlo. E, se davvero si vuole volare, allora si vedranno spuntare delle piccole piume.
Philippe Petit, Credere nel vuoto
(0)(0)“Perche’ io creda nel vostro salvatore, voi dovreste soprattutto avere la faccia da salvati.”
– Friedrich Nietzsche“Better songs would they have to sing, for me to believe in their Saviour: more like saved ones would his disciples have to appear unto me!”
– Friedrich Nietzsche
Quando anni fa imparai
a guidare la macchina, il mio istruttore mi imponeva
di fumare un sigaro; e se
nel groviglio del traffico o in curve strette
si spegneva, lui mi spingeva via dalla guida. Durante
la corsa raccontava anche barzellette e se io,
troppo intento alla guida, non ridevo, mi strappava
il volante di mano. Mi sento insicuro, diceva.
Io, passeggero, mi spavento se vedo
che il guidatore dell’auto è troppo intento
alla guida.
Da allora quando lavoro
mi guardo bene dallo sprofondarmi troppo in quello che faccio.
Mi impongo più d’una volta di guardarmi in giro,
talora interrompo il lavoro per conversare con qualcuno.
Mi sono disabituato ad andare così forte
da non poter fumare. Penso
al passeggero.
Da “Poesie” di Bertolt Brecht
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