“Non hai dei modelli? Non hai degli idoli?”
“Si. Ma li ammiro per dove sono arrivati, non per come ci sono arrivati.”
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Una mia amica e’ appena entrata in camera, lamentandosi.
Lamentandosi del fatto che deve andare a prendere il gatto della madre.
In lavanderia.
La madre ha portato il gatto a lavare. In un negozio specializzato.
Non finiro’ mai di stupirmi.
Un buon consiglio e’ come una pietra preziosa: anche se la trovi scavando nella merda, rimane pur sempre una pietra preziosa.
Su un’altalena che non spingiamo noi
in un parco giochi che non abbiamo scelto
giochiamo regole che ci hanno imposto
troppo vecchi per inventare le nostre.La sabbia sfugge tra le dita, l’erba non ha piu’ profumo
le nuvole sono solo sè stesse, e il vento tace i sussurri.L’altalena, inondata di luce,
ci sorride davanti a un tramonto
che non e’ piu’ la fine dei giochi,
ma l’inizio della giornata.
“Siffredi ha anche pensato di assicurarsi il pene, ma i cavilli burocratici erano troppi e alla fine ha lasciato perdere.”
Queste sono dieci righe. Dieci righe di cio’ che mi fa innamorare.
Nove righe di bambini, stupiti tra gli impiegati alienati.
Di tramonti rosati, nella nebbia grigia di un ingorgo.
Sette righe di piccolezze, banalita’ e sciocchezze, bistrattate e ignorate.
Da chi non e’ cieco, ma sceglie di esserlo. Da chi sa vedere, ma rinuncia a guardare.
Sei righe di attenzione, di dettagli.
Quattro righe di gatti, che sonnecchiano tra i lavori in corso.
Tre righe di farfalle. Tra i pendolari che aspettano il treno.
Perche’ e’ nell’ultima riga, nel dettaglio piu’ piccolo, che si nasconde la cosa piu’ bella.
Invisibile.